La chiesa

L’interno

madonna col bambino - XII XIII sec
L’interno presenta una struttura longitudinale di tipo basilicale conclusa da un presbiterio a testa piana e da due cappelle absidali, anch’esse a testa piana.

Otto colonne di cotto con capitello disadorno (tra i pochi elementi superstiti del precedente edificio del 1178, insieme al bel rilievo della Madonna col Bambino oggi sopra la porta della sacrestia, cui il restauro appena concluso ha restituito la straordinaria policromia) e (nell’ultima campata, più ampia) due pilastri di pietra d’Istria a base quadrata, scandiscono lo spazio in tre navate e sostengono gli archi a sesto acuto sui quali s’imposta l’elegante soffitto a carena di nave con barbacani sagomati.

Su entrambe le navate laterali si aprono due cappelle. Sulla navata destra quelle dedicate a San Giovanni Elemosinario (vicino alla sacrestia) e all’Addolorata, con ogni probabilità coeve alla ricostruzione tardo quattrocentesca. Sulla navata sinistra quelle di San Giuseppe da Copertino e di Santa Teresa d’Avila, erette entrambe nel secolo scorso.

la pala di g.battista cima
L’interno della chiesa ha subito nel corso dei secoli profonde modifiche, legate a esigenze di culto e a mutamenti del gusto. Rimodernamenti avvenuti in tempi diversi tra la fine del XVI e il XVIII secolo hanno, alterato radicalmente lo spazio liturgico, interessando soprattutto l’area del presbiterio, con la demolizione del coro e degli altari che vi si addossavano l’avanzamento in posizione isolata dell’altar maggiore (rifatto nel tardo Seicento), il livellamento del pavimento, l’aggiunta sulle pareti di una serie di grandi tele. E, anche se il restauro condotto negli anni 1923 - 1935 ha eliminato le superfetazioni settecentesche, riportando tra l’altro in luce il bel soffitto della navata centrale, l’affresco sull’arco del presbiterio, il fregio a monocromo rosso con motivi vegetali di gusto gotico (peraltro in gran parte ridipinto in quell’occasione), la spazialità quattrocentesca è ormai definitivamente compromessa, non tanto nella generale impostazione gotica della struttura quanto nel suo arredo rinascimentale, imperniato soprattutto sul coro e sugli altari ad esso collegati.

L’attuale posizione delle opere non corrisponde infatti più, in nessun caso, a quella originale e una ricostruzione dell’apparato decorativo della chiesa tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento è quantomai necessaria per apprezzare appieno le opere che in essa tuttora si conservano.

Ben diversa dall’attuale effetto scenografico quasi barocco (Humfrey, 1980) era certo l’impressione che riceveva in quell’epoca chi entrasse nella chiesa di San Giovanni in Bragora. L’interno non doveva presentarsi infatti in origine troppo dissimile da quello di Sant’Antonio di Castello, come viene raffigurato nel dipinto di Vittore Carpaccio con l’Apparizione dei Crocefissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello (Gallerie dell’Accademia): il septo marmoreo del coro separava nettamente il presbiterio dal resto della navata e nel contempo inquadrava scenograficamente l’altar maggiore con la pala di Giambattista Cima (Conegliano 1459 circa - 1517 circa), in un’articolazione di spazi che, pur nelle diverse proporzioni, dovette costituire un significativo esempio, dal quale non poté certo prescindere Tiziano, poco più di vent’anni dopo, nel collocare la grande pala dell’Assunta sull’altare della chiesa dei Frari.